INTELLIGENZA VERDE

Le nuove tendenze ci portano a volere sempre di più uno stile di vita sano ed equilibrato, ricercandolo attraverso una corretta alimentazione, nel benessere fisico e soprattutto nella natura. La ricerca costante del verde ha fatto in modo che ci sentissimo liberi di trasferirlo nelle nostre abitazioni, uffici e luoghi pubblici, facendoci sentire più “green”.
Osservando più da vicino questa nuova tendenza, possiamo notare come la pianta sia diventata un complemento d’arredo vero e proprio. Entrando in una qualsiasi casa, a catturare la nostra attenzione è la vista di quella Monstera che con le sue foglie enormi regna in tutta la sala, rendendo l’atmosfera più wild. Una piccola curiosità sul nome: sembra possa derivare dal latino “monstrum”, cosa strana o prodigiosa, riferito alle dimensioni delle foglie che arrivano a misurare anche un metro di lunghezza e 60 cm di larghezza. Ci spostiamo ora dalla sala allo studio. Tutti gli indizi a partire dalle travi a vista, al pavimento di cotto fino alle pitture murali, ci fanno dedurre che sia un locale antico. In fondo alla stanza davanti all’enorme finestra che si affaccia sul giardino troviamo una vetrinetta in radica di noce dove c’è una preziosa collezione di orchidee, pianta da fiore di origine tropicale molto elegante che attraverso la sua fioritura dona un tocco di classe. Poco lontano dallo studio c’è la cucina ampia e spaziosa: qui mi sarei immaginata un piccolo orto di piante aromatiche pronto all’uso e invece rimango a bocca aperta quando vedo scendere dal soffitto i Plant hanger posizionati a diverse altezze che creano un costante movimento. La scelta delle piante è autentica i proprietari hanno optato per qualcosa di diverso dal comune Pothos o Edera che ormai abbiamo visto e rivisto in tutte le salse. Hanno quindi scelto piante esotiche come il Sedum morganianum e il Zygocactus (Cactus di Natale). Queste piante così confuse hanno reso jungle un arredamento minimal.
Le piante possono essere messe sui mobili, possono cascare sulla nostra testa se appese, possono donare colore e creare una green zone dove trovare pace e relax. Ma siamo davvero sicuri che siano solamente dei soprammobili verdi?
Per rispondere a questa domanda chiamo in causa Stefano Mancuso Scienziato di prestigio mondiale, professore all’Università di Firenze, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV). Membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior.
Egli afferma che le piante hanno capacità cognitive, sono dotate di intelligenza in quanto capaci di risolvere problemi. L’intelligenza non è solo dominio dell’uomo e degli animali. I diversi organismi viventi hanno sviluppato ed evoluto sistemi adattativi diversi per risolvere problemi. Alcuni utilizzano il cervello mentre quelli privi di cervello non per questo non sono intelligenti, ma hanno semplicemente evoluto altri sistemi e strategie. Le piante fanno tutto quello che fanno gli animali ma in maniera diversa, ad esempio si difendono senza poter correre e scappare. Molto spesso ci capita di pensare che le piante siano immobili, si dice che dove le metti stanno un po’ come dicevamo prima sull’essere dei soprammobili. Si sbaglia invece, perché la pianta è “sessile” termine tecnico che significa radicata, e semplicemente si muove su dei tempi che sono diversi rispetto i nostri. Ma se sei radicato e non ti puoi muovere devi avere strategie di sopravvivenza più sofisticate di quelle che può mettere in atto un animale in grado di fuggire. Non puoi avere organi singoli e specializzati perché altrimenti, se un animale mangia un pezzo di te, muori. Per questo le piante non sono individui (individuus significa non divisibile). E non hanno organi singoli. Sono organismi modulari, e le stesse funzioni che gli animali concentrano in singoli organi sono invece diffuse in tutto il corpo.
In un esperimento svolto dallo scienziato Mancuso si assiste a due giovani piantine di fagiolo ciascuna in un contenitore. In mezzo a queste piantine viene inserito un palo come appiglio e si vede che entrambe le piantine si sforzano per raggiungere il palo. La piantina è quindi cosciente della realtà circostante, la prima piantina che raggiungerà il palo vince e immediatamente la seconda consapevole della sconfitta cercherà un’altra soluzione, un altro appiglio.
Il Professore Mancuso afferma inoltre che le piante apprendono e non dimenticano, infatti la sensitiva (Mimosa pudica) chiude le foglioline quando si sente minacciata: è un meccanismo di difesa. Se viene ripetutamente sottoposta allo stesso stimolo, ad un certo punto capisce che non c’è nulla da temere e non lo farà più. A distanza di un mese, sottoponendola di nuovo a quello stimolo, non chiuderà le foglie. È quindi in grado di ricordare e di distinguere se uno stimolo sia pericoloso o no.
Infine le piante hanno imparato a manipolare gli animali per i propri fini, utilizzandoli come vettori per portare in giro il polline. Pensiamo al fiore della pianta di agrumi che si apre all’arrivo dell’ape e se quest’ultima è brava e porta tanto polline allora la pianta aumenterà la quantità di molecola di caffeina che come sappiamo crea dipendenza di modo chè l’ape, attirata dal buon nettare, si ricorderà di quella pianta e tornerà più volte a farle visita. Nel caso in cui l’ape non sia brava a impollinare, la pianta annullerà la dose di caffeina perché non vorrà che l’ape torni.
Allora forse le piante non sono solamente dei soprammobili verdi perché come abbiamo capito sono dotate di intelligenza sanno reagire in modo autonomo alle avversità esterne e come suggerisce lo scienziato Mancuso forse dovremmo recuperare il rispetto e meraviglia per la vita che ci circonda, animale e vegetale. E ricordarci che abitiamo la terra non da soli e che il pianeta non è per niente solo “nostro”.
 
Anna Biraschi
Floral Designer
 
@photocredit Marcelo Monreal

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