Basta il fiore giusto...

Regalare un mazzo di fiori è un momento magico, sia per chi lo dona sia per chi lo riceve.

Un gesto semplice, dolce e raffinato capace però di provocare emozioni fortissime. Che gioia vedere le persone commuoversi davanti un mazzo di ranuncoli dai colori allegri e vivaci; che meraviglia sapere che attraverso la natura possiamo migliorare la giornata di quella persona a noi tanto cara che magari aveva iniziato con il piede sbagliato.

Che bello poter comunicare i propri sentimenti senza dover aggiungere una parola.

I fiori sono perfetti per ogni circostanza, non sono mai fuori luogo e sanno far fiorire energia e vitalità. Tutto questo sembrerebbe una favola a lieto fine avete presente “… E vissero tutti felici e contenti”?

Al contrario, dietro un mazzo di fiori può celarsi una storia di ingiustizia e di ambiente sfruttato. Come suggerisce il New York Times nell'articolo, intitolato “What happened to traditional Floral bouquets?”, l’attività del florovivaismo ha un impatto relativamente alto sull’ambiente.

Analizzando il ciclo di vita del fiore reciso possiamo identificare le tre principali fasi critiche: coltivazione, trasporto e distribuzione.

La coltivazione consuma energia per riscaldare le serre, consuma acqua con un alto tasso di inquinamento della falda acquifera a causa del massiccio utilizzo di prodotti fitosanitari. Il trasporto è la fase che incide maggiormente sull‘ambiente in quanto la maggior parte dei fiori vengono importati principalmente dall'America latina dove il costo del lavoro è basso, dove le condizioni dei lavoratori sono precarie e l'utilizzo di sostanze chimiche è quasi deregolamentato. Infine, vi è la distribuzione al cliente finale che prevede il confezionamento attraverso l'utilizzo di cellophane e materiali plastici.

Come già accennato la maggior parte dei fiori commercializzati in Italia proviene non solo dall’America latina, ma anche dall’Africa in particolare dal Kenya dove la produzione intensiva di rose porta alla delocalizzazione di aree e gravi danni ambientali. Secondo una ricerca del International Labour Organization il 20% dei lavoratori delle piantagioni sono bambini; delle circa 400 compagnie attive nella floricoltura in Ecuador solo tre possono vantare l’esistenza di un sindacato interno, con gli operai che arrivano a giornate lavorative di 14 ore.

Un altro aspetto da sottolineare di queste realtà lavorative è l’ingente utilizzo di quantità d’acqua contaminata da agenti chimici e successivamente utilizzata dalle comunità dei centri abitati.

A fronte di questo business è nato Fairtrade: il marchio internazionale di certificazione del commercio equo e solidale.

Fairtrade ha lo scopo di garantire precisi standard internazionali a tutela dei coltivatori, favorendo l’inserimento lavorativo delle donne, prevedendo inoltre controlli stringenti sull'uso di sostanze chimiche e nella gestione di acqua e rifiuti.

Attraverso Il marchio di certificazione Fairtrade è stato possibile sviluppare progetti di educazione nelle scuole e di sviluppo Socio-ambientale.

Basta solo il fiore giusto per migliorare la vita e coltivare un futuro migliore fatto di amore, condivisione e rispetto.

Anna Biraschi
Floral Designer e Florovivaista


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